MATTEO 12:39-40

 

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Matteo 12:39-40

1. Il segno di Giona: Giona, un profeta dell'Antico Testamento,     fu inghiottito da un grande pesce e rimase nel suo ventre per     tre giorni e tre notti. Questo evento simbolico rappresentava    una forma di "morte e resurrezione" che avrebbe avuto un          parallelismo con la morte e la resurrezione di Cristo.

2. Il parallelismo con Gesù: Gesù si riferisce al fatto che,                  proprio come Giona rimase per tre giorni e tre notti nel             ventre del pesce, così Lui sarebbe rimasto "nel cuore della           terra" per tre giorni, un riferimento alla Sua morte e alla Sua     sepoltura. Questo periodo simboleggia la morte di Gesù, ma       anche la Sua futura resurrezione, che sarebbe stata il segno       che avrebbe confermato la Sua missione divina.

3. Il segno per i Niniviti: Giona, dopo essere stato liberato dal        pesce, andò a predicare ai Niniviti, avvertendoli della                 distruzione imminente a causa dei loro peccati. Quando i           Niniviti

    ascoltarono il messaggio, si pentirono e cambiarono la loro        vita, e Dio li risparmiò. Questo atto di predicazione divenne       un "segno" per loro.

4. Il segno per la generazione di Gesù: Gesù sta dicendo che la       Sua predicazione, che chiamava alla conversione e al                   cambiamento di vita, sarebbe stata un segno per la                      Sua  generazione. Tuttavia, proprio come i Niniviti avevano        risposto con fede al messaggio di Giona, così era richiesto          che quella generazione rispondesse alla chiamata di Gesù.

Gesù sta dicendo che il "segno" che la Sua generazione avrebbe ricevuto non sarebbe stato un miracolo spettacolare o una manifestazione visibile, ma sarebbe stato il Suo stesso destino: la morte, la sepoltura e la resurrezione. Come la predicazione di Giona aveva portato i Niniviti al pentimento, così la predicazione e il sacrificio di Gesù sarebbero stati un segno per il popolo di Israele, chiedendo a loro di pentirsi e di credere in Lui.

Il messaggio è quindi che la vera risposta a Dio non sta nei segni esterni o nelle meraviglie visibili, ma nella conversione e nella fede nel messaggio che viene predicato.

«Mostraci un segno! Facci un miracolo!» Matteo 12:38-39 Giovanni 6:30 Cristo non compì alcun miracolo su richiesta dei farisei. Non operò alcun prodigio nel deserto in risposta alle insinuazioni di Satana. Egli non ci concede potere per difendere noi stessi o per soddisfare le pretese dell’incredulità e dell’orgoglio. Tuttavia, il Vangelo non è privo di un segno della sua origine divina. Non è forse un miracolo che possiamo liberarci dalla schiavitù di Satana? L’inimicizia contro Satana non è naturale per il cuore umano; essa viene impiantata dalla grazia di Dio. Quando una persona, dominata da una volontà ostinata e ribelle, viene liberata e si arrende completamente all’attrazione delle forze celesti, si compie un miracolo; così pure quando un uomo, che è stato vittima di un forte inganno, giunge a comprendere la verità morale. Ogni volta che un’anima si converte e impara ad amare Dio e a osservare i Suoi comandamenti, si adempie la promessa di Dio: «Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo.» (Ezechiele 36:26).

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