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Dalla Tromba al Sussurro: La Musica e la Presenza di Dio nel Culto
La musica e gli strumenti musicali hanno un ruolo significativo nella Bibbia, e la loro presenza nel culto ci offre insegnamenti profondi su come la lode a Dio può essere espressa in spirito e verità. Anche se non abbondano i versetti che trattano direttamente ogni aspetto degli strumenti, vari passi ci mostrano come venivano usati nel contesto sacro, e quale significato spirituale potevano assumere.
Nel Salmo 150, ad esempio, troviamo un'esplosione di lode: "Lodatelo col suono della tromba, lodatelo con l'arpa e con la cetra. Lodatelo col tamburello e con la danza, lodatelo con strumenti a corda e a fiato. Lodatelo con cembali risonanti, lodatelo con cembali squillanti. Ogni cosa che respira lodi l'Eterno. Alleluia."
(Salmo 150:3-6).
Questo invito mostra che ogni strumento, se guidato da una mente sincera e devota, può diventare un mezzo per rendere gloria a Dio. Eppure, la varietà degli strumenti non autorizza il caos: la lode biblica è sempre armoniosa, orientata a Dio, mai all’uomo.
Quando Davide riportò l’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme, istituì un intero sistema musicale per lodare il Signore. “Davide ordinò quindi ai capi dei Leviti di designare i loro fratelli cantori con strumenti musicali, arpe, cetre e cembali per alzare suoni di gioia. ” (1 Cronache 15:16). Qui la musica fu un atto sacro, parte di un ordine stabilito, un mezzo per accogliere la presenza di Dio con timore e festa. Ma non era lasciata al caso: era organizzata, consacrata e guidata da persone chiamate e preparate.
Nel Nuovo Testamento, Paolo incoraggia le comunità cristiane a cantare con gratitudine nei nostri cuori. In Colossesi 3:16 leggiamo: “La parola di Cristo abiti in voi riccamente, insegnandovi e ammonendovi gli uni gli altri in tutta sapienza, cantando salmi, inni e cantici spirituali con gratitudine nei vostri cuori verso Dio.” E ancora in Efesini 5:19 “...parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore.” La lode, dunque, è prima di tutto interiore. La motivazione più profonda è lo strumento autentico. Non basta la bellezza esteriore del suono: ciò che conta è se quello che esprimiamo in musica è in armonia con una vita spirituale coerente.
Un passaggio particolarmente toccante si trova in 1 Re 19:11-12, dove Elia incontra Dio non nel vento impetuoso, né nel terremoto, né nel fuoco, ma in “un sussurro di vento leggero.” Questo ci fa riflettere sul modo in cui Dio sceglie di rivelarsi: nel silenzio che parla al profondo del nostro essere. Forse è anche un messaggio su come dovrebbe essere l’atmosfera dell’adorazione: sobria, attenta, capace di lasciar spazio alla voce sottile di Dio.
Anche la tromba, uno strumento forte e chiaro, aveva una funzione ordinatrice: “Il Signore parlò a Mosè, dicendo: 'Fatti due trombe d'argento; [...] le userai per radunare la comunità e per far partire i campi.’” (Numeri 10:1-2). Nella Bibbia la tromba non è solo uno strumento musicale: è un segnale sacro, una chiamata alla separazione, un confine tra il profano e il sacro. È significativa la sua presenza nei momenti chiave del culto, non per fare spettacolo, ma per dirigere il popolo verso Dio.
Nel racconto della consacrazione del tempio, si legge che “e quando i trombettieri e i cantori come uno solo fecero udire all'unisono la loro voce per lodare e celebrare l'Eterno e alzarono la voce al suono delle trombe, dei cembali e di altri strumenti musicali e lodarono l'Eterno: «Perché è buono, perché la sua benignità dura in eterno», avvenne che la casa, la casa dell'Eterno, fu riempita da una nuvola, 14 e i sacerdoti non poterono rimanere a servire a motivo della nuvola, perché la gloria dell'Eterno riempiva la casa di DIO.” (2 Cronache 5:13–14).
La presenza di Dio si manifestò per l’unità, la purezza, l’intenzione collettiva di onorarlo. Gli strumenti possono essere accettati da Dio, solo se usati per glorificarLo, e non per esaltare l’emozione umana.
Nel libro dell'Esodo troviamo un dettaglio affascinante che riguarda il suono nel servizio sacerdotale. Lungo l’orlo del manto del sommo sacerdote, Dio ordinò che fossero cuciti dei piccoli sonagli d’oro, alternati a melagrane di stoffa. Queste campanelle non erano decorative: avevano una funzione precisa e sacra. Il loro tintinnio serviva come segnale della presenza del sacerdote mentre entrava e usciva dal luogo santissimo, alla presenza di Dio. Il testo dice chiaramente che “se ne deve udire il suono quando egli entra nel santuario davanti al Signore e quando ne esce, perché non muoia” (Esodo 28:33-35; Esodo 39:25-26).
Nelle Scritture, i cembali rappresentano uno degli strumenti ritmici utilizzati nell’adorazione, probabilmente simili ai piccoli piatti metallici o ai cembalini a dita tipici della tradizione mediorientale. Solitamente in rame, questi strumenti emettevano suoni vivaci e scandivano momenti di gioia e solennità. Non erano imponenti come le grandi percussioni moderne, ma aggiungevano vivacità alla lode. Troviamo il loro uso documentato nei tempi di Esdra, durante le celebrazioni per la ricostruzione del tempio (Esdra 3:10–13), e nel Salmo 150, che invita a lodare Dio “con cembali squillanti”. Il loro impiego, quindi, era parte integrante dell’espressione festosa e comunitaria della fede.
Tra gli strumenti a percussione più comuni nell’antico Israele c’era il timpano, simile a un tamburello o a un tamburo a telaio. Era uno strumento leggero, spesso usato nelle celebrazioni spontanee, nelle danze festive e nei momenti di gioia collettiva. La prima menzione significativa lo vede nelle mani di Miriam, sorella di Mosè, mentre guida le donne d’Israele in canto e danza per celebrare la liberazione dall’Egitto (Esodo 15:20). Altri episodi biblici lo associano a festeggiamenti, accoglienze gioiose e processioni (Genesi 31:27; Giudici 11:34; 1 Samuele 10:5; 1 Samuele 18:6; Isaia 5:12; 24:8; 30:32). Il suo ritmo si univa alla gioia del popolo nei momenti di festa e riconoscenza a Dio.
Questo suono delicato non era parte di una performance musicale, ma un segno di rispetto e di vita: un modo per onorare la santità del luogo e mostrare che chi vi entrava lo faceva con timore e obbedienza. Anche questo ci insegna che ogni elemento sonoro nel culto — anche il più semplice — può avere un significato profondo e spirituale, se guidato dalla volontà di Dio.
Il profeta Amos lancia un avvertimento forte contro una musica religiosa incoerente da una vita santa: “Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!” (Amos 5:23–24).
Quello che offende Dio, è l’ipocrisia. La lode, anche musicale, è vana se non nasce da una vita giusta.
Nel Nuovo Testamento, l’apostolo Paolo usa l’immagine del “cembalo squillante” per trasmettere un messaggio profondo sul valore dell’amore. Scrive infatti: “Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante” (1 Corinzi 13:1). Qui, il termine greco kymbalon alalazon suggerisce un suono forte, metallico, ma privo di contenuto reale. Paolo sta usando questo strumento come metafora per descrivere ciò che accade quando anche le azioni più appariscenti, inclusa la lode o i doni spirituali, mancano della sostanza dell’amore. Senza questo fondamento, anche l’adorazione più vibrante diventa solo rumore. Il valore di ciò che offriamo a Dio, dipende dalla purezza del cuore.
Ci sono poi episodi in cui la musica ha un impatto spirituale diretto. Come quando Davide suonava l’arpa davanti a Saul: “Quando lo spirito maligno veniva su Saul, Davide prendeva l’arpa e suonava; Saul si sentiva sollevato e stava meglio, e lo spirito maligno si allontanava da lui.” (1 Samuele 16:23).
La musica fatta in santità può persino portare liberazione.
Isaia, infine, parla di canti gioiosi che accompagnano la voce maestosa del Signore: “«Voi canterete come nella notte in cui si celebra una festa solenne, e la gioia del cuore sarà come quella di uno che cammina con il flauto per andare al monte dell’Eterno, verso la Rocca d’Israele.»” (Isaia 30:29).
La vera gioia musicale, secondo le Scritture, nasce dalla consapevolezza della presenza divina, non da stimoli esterni o ritmi trascinanti.
In tutto questo, si comprende perché Paolo afferma che “Dio non è un Dio di confusione, ma di pace.” (1 Corinzi 14:33). La musica nel culto, quindi, deve riflettere questa pace. Deve condurre l’anima a Dio, e non all’eccitazione superficiale o all’imitazione del mondo. Deve essere spirituale, non solo emozionale; ordinata, non caotica; santa, non contaminata da stili che un tempo venivano usati in contesti contrari a Dio.
Scegliere con discernimento i suoni, sfumature, intensità, curare la qualità per l’adorazione non è legalismo, ma amore per la santità. È desiderio di offrire a Dio un culto puro, che Lo onori nel suono, ma soprattutto nella propria essenza.
1 Corinzi 14:15 – “Che farò dunque? Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza.”
(ci vuole consapevolezza spirituale e intelligenza guidata dallo Spirito Santo)
Filippesi 1:9-10 – “E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate distinguere le cose eccellenti, affinché siate puri e irreprensibili per il giorno di Cristo... ”
(l’amore autentico non deve essere cieco, ma illuminato dalla conoscenza e dal discernimento, affinché possiamo riconoscere ciò che è veramente degno anche nel culto)
Preghiera:
Signore
nostro Dio,
ti ringraziamo per il dono della musica, per ogni nota
che eleva l’anima, e per la bellezza che ci hai concesso di
restituirti in lode.
Insegnaci a discernere con saggezza ciò che
è gradito al tuo cuore.
Purifica le nostre intenzioni quando
cantiamo, suoniamo, o semplicemente ascoltiamo:
che tutto sia
fatto con spirito e con intelligenza, per glorificarti e non per
esaltarci.
Aiutaci a scegliere mezzi di adorazione che portino
pace, verità e santità nella tua presenza.
Fa’ che ogni suono
nei nostri luoghi di culto rispecchi la tua maestà e la tua
dolcezza,
che non siano confusione o imitazione del mondo, ma eco
della tua voce nel sussurro leggero.
Rendici
strumenti nelle tue mani:
accordati alla tua volontà, intonati al
tuo Spirito, sensibili al tuo richiamo.
Nel nome di Gesù, nostra
lode perfetta,
Amen.

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